domenica 10 giugno 2012

La via crucis per trovare una casa di riposo

Trovare una casa di riposo dignitosa non è così facile. Dal racconto della signora M.C. si capisce anche perché.
«Lo scorso ottobre mio padre viene colpito da un ictus a Castiglione d’Orcia, dove vive. Dopo un primo ricovero in un ospedale della zona, io e mia sorella andiamo a prenderlo e lo portiamo in un ospedale a Roma. Da qui viene trasferito in una clinica neurologica, dove ci avvertono subito: vostro padre può rimanere non più di due mesi.
Scopriamo che per entrare in una struttura di lungodegenza pubblica o convenzionata, passati i due mesi, bisogna far ritorno in Toscana, dove risiede mio padre. Per rimanere a Roma dovremmo cercare una struttura privata. Quale?, chiediamo in clinica. Noi ci occupiamo solo della parte sanitaria, ci dicono. Di quella familiare dovete occuparvene voi. Ho la fortuna di lavorare in un posto dove conoscono bene questi argomenti. Così mi chiariscono un po’ le idee: se tuo padre ha bisogno di cure sanitarie, allora può entrare in una Rsa. Se, invece, dopo la riabilitazione necessita di un intervento socioassistenziale, deve cercare una residenza assistita nella regione in cui risiede. Così è cominciata la fase delle telefonate e degli incontri con il personale, molto efficiente, della Asl di Castiglione. Per capire di che tipo di struttura necessita vostro padre, ci dicono, una nostra commissione deve valutare bene le sue condizioni. Ci consegnano delle schede e ci chiedono di farle compilare dalla direzione della clinica neurologica in cui è ricoverato.

Nel frattempo, non essendoci posti disponibili in una struttura pubblica, la commissione Asl di Castiglione ci consiglia di portarlo all’ospedale di Montalcino. Avvisiamo la commissione della mancata riconsegna delle schede da parte della clinica per non saltare il passaggio all’ospedale di Montalcino. Il 28 dicembre partiamo con nostro padre diretti all’ospedale di Montalcino. Per non lasciarlo solo rimaniamo lì sino a metà gennaio perché, ci dicono, più di venti giorni non possono tenerlo. Intanto la commissione appura che dopo l’ictus mio padre non cammina più e ha bisogno di una struttura socio-assistenziale. Posti liberi non ce ne sono e allora, sette giorni prima delle dimissioni, ci invitano a cercarne una. Prima condizione obbligata: trovare una casa di riposo compatibile con le nostre condizioni economiche. Per tenerlo vicino a noi cominciamo a cercare tra Roma e dintorni. Ne troviamo una vicino Mentana. Costo 1.500 euro al mese, ma dobbiamo portare tutto, dal bagnoschiuma al sapone da barba ai pannoloni. Partiamo da Montalcino con nostro padre, sempre più stremato.

Una volta arrivati ci troviamo davanti una villetta tipo familiare. Più che le dimensioni, ciò che colpisce è l’idea di improvvisazione che dà. Dentro, tutto è approssimativo. Ci sono due bagni per quindici persone, quadri per terra, letti che coprono tutta la stanza. È il 14 gennaio. Lasciamo nostro padre lì perché non possiamo fare diversamente ma ci mettiamo subito alla ricerca, sempre col passaparola, di una struttura più dignitosa. Il 15 gennaio una nostra amica ci fa vedere due strutture vicino Viterbo.

Una delle due è gestita privatamente da una signora, ma dentro vi opera una cooperativa sociale. Stesso prezzo, ma tutto compreso, anche il fisioterapista e il medico. Il 16 gennaio andiamo a prendere mio padre a Mentana e lo portiamo nella nuova casa di riposo. Lo troviamo con le mani congelate tremante di freddo. Non si sta così se i termosifoni sono accesi. Dove vive ora possiamo entrare quando vogliamo. A Mentana potevamo stare con lui solo dalle 14,30 alle 17».
(12.06.2012)

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