“Esistono soluzioni che consentano ad anziani, singoli o in coppia,
“fragili dal punto di vista socio-economico-familiare e con problemi di
salute, di evitare di finire nelle RSA (perchè sono prevalentemente
loro che affollano queste strutture)?” Qualche mese fa il quotidiano l’Unità ha pubblicato un articolo su un’iniziativa che da 40 anni rappresenta un modello di assistenza agli anziani copiato in tutta Europa: il centro sociale di Lastra a Signa. Ecco di cosa si tratta.
Le soluzioni ci sono, sono note da almeno 40 anni, e recentemente stanno sempre più diffondendosi in molti paesi (tranne che in Italia). Si tratta di strutture costituite da miniappartamenti raggruppati, dotati di servizi comuni: mensa, biblioteca, lavanderia, palestra, pulizie, in certi casi un ambulatorio infermieristico. I miniappartamenti, per singoli o per coppie, del tutto indipendenti, sono dotati dei servizi essenziali, compresa la cucina, con una scrupolosa attenzione alle barriere architettoniche e alla facile agibilità per il transito delle carrozzine. Quindi libertà assoluta di vivere nel proprio appartamento in piena autonomia, e di utilizzare i servizi comuni (e di fruire della solidarietà degli altri ospiti) in caso di bisogno. In Francia e Svizzera queste strutture sono denominate logements foyers, nel Regno Unito sheltered housing. Se queste sono soluzioni indirizzate esplicitamente alla popolazione anziana con differenti gradi di fragilità, il co-housing nasce in Danimarca sulla spinta di ideali comunitari e ecologisti le cui parole chiave sono: sostenibilità, progettazione partecipata,condivisione di spazi, attrezzature e risorse, socializzazione e mutualità. All’inizio è una tipologia abitativa che attrae giovani coppie, divenendo popolare in nord Europa e negli USA, e estendendosi nel tempo anche a gruppi di anziani, singoli o in coppia.
Dicevamo: in Italia niente. Tranne che a Lastra a Signa, Comune di 20 mila abitanti nei dintorni di Firenze. Qui dal 1979 esiste il Centro Sociale, costruito sul modello dei logements foyers. Un complesso residenziale composto di 25 miniappartamenti per due persone (36 m2) e 36 miniappartamenti per persone singole (20 m2), con una capienza complessiva di 86 posti. Tale area è dotata di numerosi e ampi spazi comuni. L’area dei servizi comuni (fruibili dal resto della popolazione) include: il ristorante-mensa, il bar, la lavanderia, la biblioteca, la palestra, la sede di associazioni. Inizialmente vi erano collocati i servizi del Distretto socio-sanitario, attualmente sostituiti dalla scuola materna comunale.
Il Centro Sociale nasce dalla volontà di dare una risposta assistenziale pubblica a una fascia di popolazione anziana “fragile” dal punto di vista economico e della condizione abitativa e familiare. Si deve tener conto che all’epoca della sua nascita – anni 70 – molti anziani del Comune di Lastra a Signa vivevano in aree rurali, in casolari privi il più delle volte di riscaldamento, telefono, bagno; inoltre non era passato molto tempo dalla terribile alluvione dell’Arno del 1966 che aveva inondato il centro storico della cittadina, rendendo poi precaria l’abitabilità di molti fabbricati. Di questa situazione erano gli anziani il gruppo che aveva più sofferto.
La condizione di autosufficienza fisica era un requisito per poter fare la domanda di ammissione al Centro Sociale, ma molte situazioni erano “borderline”: per esempio un anziano con una grave artrosi, con annessi problemi della deambulazione, era “non autosufficiente” nella casa di origine, abitando al 3° piano di una casa senza ascensore, ma diventava “autosufficiente” all’interno del Centro Sociale, semplicemente affidandosi all’uso del bastone. Inoltre l’autosufficienza non era richiesta a una persona che entrava al Centro Sociale con il coniuge, perché in questo caso il coniuge stesso si sarebbe fatto carico del suo necessario supporto nello svolgimento delle attività quotidiane.
Dal 1979 a oggi sono entrati e “usciti” dal Centro Sociale oltre 200 anziani. La grande maggioranza delle persone sono decedute all’interno del Centro Sociale, spesso dopo aver trascorso qui mesi o anni in condizioni di grave disabilità.
Il Centro Sociale di Lastra a Signa è riuscito a creare le condizioni per garantire la permanenza a decine di persone che in altre circostanze sarebbero state condannate al ricovero in RSA (avvenuto nell’arco di 35 anni solo per 24 persone), grazie alle sue risorse “interne”: l’assenza di barriere architettoniche, la possibilità di fruire di servizi comuni, l’aiuto domestico di (sole) quattro operatrici, l’intervento di personale infermieristico e riabilitativo del distretto, l’aiuto solidale dei vicini, il ruolo dei medici di famiglia, la presenza delle famiglie e di eventuali “aiutanti”, e – infine - la volontà politica dell’Amministrazione Comunale che in tutti questi anni ha assicurato la necessaria attenzione e l’indispensabile sostegno economico, garantendo nel contempo la presenza di operatori capaci, competenti e appassionati.
Quanto costa questa struttura all’Amministrazione Comunale di Lastra a Signa? 5.000 euro all’anno per residente. Troppo poco. Per questo nessuno l’ha imitata”.

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