sabato 21 luglio 2012


Quando si aprono le porte di una casa di riposo non è detto che tutto debba essere abbandono e tristezza. Simonetta Leo, responsabile sanità dello Spi cgil Toscana,  ci racconta di un posto “speciale”, un buon esempio di come si possa vivere la Terza Età in armonia con se stessi e con il prossimo, mettendo al centro la persona e la sua rete di relazioni.

“A Lastra a Signa, comune di 20mila abitanti in provincia di Firenze, l'alternativa alle Rsa per circa 60 anziani, uomini e donne non totalmente autosufficienti, è composta da un nucleo di mini appartamenti gestiti dall'amministrazione comunale con una retta mensile commisurata al reddito che non supera mai i 200 euro – ci spiega la Sindacalista – Le persone qui vivono in comunità, sono seguite da personale specializzato, posso mantenere il proprio medico curante, personalizzare la propria stanza, cucinare insieme in un ambiente protetto, stendere i panni o scegliere di farsi aiutare per farlo ed entrare in relazione con il vicinato. Si tratta di una soluzione diversa rispetto alle normali case di riposo o di cura, un luogo dove vengono valorizzate le capacità residue delle persone in un clima sereno, che con un po' di buona volontà e qualche accorgimento può essere riprodotto altrove”.
La sorpresa di “aprire” una porta e trovarci un gruppo di persone avanti con l'età e con qualche acciacco, ma felici e soddisfatte di vivere insieme e sentirsi utili dà la sensazione che molto ancora si può fare. Come in Lombardia, dove lo Spi ha promosso un'indagine rigorosa sulle case di riposo esistenti.
"Nella nostra Regione la situazione non è semplice – spiega Claudio Dossi, della segreteria dello Spi regionale – da noi esistono ben il 50% delle case di riposo nazionali, 630 in tutto, frutto dell'indebolimento della rete di aiuto esistente. La rigidità del modello lombardo ha portato a un aumento spropositato dei costi delle rette delle Rsa per le famiglie, e alla precarizzazione delle forme contrattuali esistenti nelle strutture con inquadramenti professionali tutt'altro che buoni. In tutta la regione ci sono 4 grandi gruppi che gestiscono ben 108 strutture residenziali con una redditività altissima". 
Gli anziani sono il nuovo businnes, e per questo lo Spi vigila sull'aumento spropositato delle rette, ben il 13,5% in più nel 2011 su quelle minime, e il 10,2% per quelle massime. Inoltre le tipologie contrattuali dimostrano che si fa sempre più uso di personale poco specializzato per abbattere i costi: tra i 8140 addetti in organico nelle 198 Rsa lombarde esaminate dalla ricerca, gli operatori socio sanitari e gli assistenti sociali sono poco più di 310, il 4% del personale. Per questo il Sindacato ha creato una banca dati e sportelli di assistenza per gli anziani, per non lasciarli soli di fronte a tutto questo caos.
Lo Spi di Cagliari, invece, ha avviato un protocollo con la Provincia per poter aprire quelle porte che le erano sempre state chiuse. Da questo è stata realizzata un'indagine in 67 strutture, alcune delle quali mai censite prima. "All'inizio i gestori delle residenze erano diffidenti – racconta Maria Itria Argiolas – poi si sono aperti e siamo stati accolti bene. Il motivo per cui abbiamo avviato questo ricerca, oltre che per verificare le condizioni degli anziani nelle case di riposo, è aprire in futuro una contrattazione con le Asl e il Comune sui criteri di gestione e accreditamento".
"La cosa che ci ha colpito di più, però, è vedere quante persone al di sotto dei 65 anni vivono nelle strutture e che più del doppio sono donne. Ora vorremmo capire perché, chi sono questi anziani, quanti gli autosufficienti e quanti no".
Maria Itria e gli altri dello Spi di Cagliari, però, non si sono limitati ad un'indagine sulle strutture, ma hanno chiesto agli ospiti come si trovavano, che desideri avevano per il futuro, quali erano i loro sogni. "La maggior parte ci ha risposto tornare a casa, mangiare cose diverse, fare dei corsi di formazione. Una signora ci ha detto che desiderava mangiare la carne di maialetto che per i sardi è una tradizione, ma purtroppo nella struttura in cui era non poteva cucinare". 
In Calabria, invece, non esistono strutture pubbliche in convenzione, ma delle 348 censite  nel 2005 dallo Spi, di cui 273 residenziali e  75 semi residenziali, la totalità è in mano ai privati. "Un giro di 54 milioni annui – spiega Rosalba Minniti – ora stiamo provvedendo all'aggiornamento della pubblicazione sulle strutture socio-assistenziali esistenti al dicembre 2010. Vogliamo recuperare il rapporto con alcune di queste case che abbiamo censito e per questo alcuni dei nostri volontari di Lega sono andati a somministrare questionari. Devo ammettere che abbiamo avuto tante sorprese positive, posti accoglienti dove la gente era serena e ben accudita. Dobbiamo però ricordare che tutte queste strutture sono nate non in ragione di un bisogno, ma di un interesse economico privato e inoltre sorgono lontano dai centri abitati. Il rischio per un anziano è di dover andare a vivere lontano dal suo territorio, abbandonando quel che per tutta una vita è stato importante: il rapporto con i propri cari, la propria terra, i propri colori". Anche per questo vanno aperte quelle porte, per decidere insieme dove e come andranno costruite nuove residenze, con quali criteri e soprattutto per poter essere liberi di scegliere.




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