Alberto lavora all’Inps, ha 58 anni e suo padre ne ha 87. Nel corridoio della clinica di riabilitazione dov’è ricoverato il genitore si riconosce per la camminata nervosa e la faccia grigia. Urta ogni cosa o persona quando passa. Si capisce che sta male. È nervoso. Se gli chiedi come sta il padre scrolla la testa e dice: «Eh, male male alla sua età. Un ictus. Alla sua età. Sta male». La moglie invece è più loquace, anche se meno presente: «Mio marito è tanto affezionato al padre. Non capisce che è vecchio. Non si rassegna. Ora deve uscire di qua, visto che non lo possono tenere più di due mesi e lo portiamo in una casa di cura. Ma lui vorrebbe portarlo a casa. Come si fa?». Immagino che litighino spesso. Si capisce perché evitano di rivolgersi la parola.
L’iter per cercare una casa di cura è nebuloso e arbitrario. «Non so a chi rivolgermi», dice Maria che ha la madre, un’arzilla signora di 73 anni, bloccata sulla sedia a rotelle da un’anca
di ferro difettosa. «Mi fa male dirlo, ma non me la possa portare a casa così. Ho solo due stanze e tre figli. Come faccio. Da sola non può rimanere». Allora vado con lei a parlare con l’assistente sociale della clinica. I termini del ricovero convenzionato stanno scadendo e ogni giorno in più costa ben duecento euro. Impossibile con le pensioni dei nostri genitori.
La dottoressa è gentile, ma frettolosa e approssimativa. Dice che lei conosce solo una casa di cura, costa mille euro, ma è fuori città. «Se poi volete qualcosa in città arriviamo a 1.500-1.800 euro». Sa già che non ce lo possiamo permettere. «Ma fanno anche la fisioterapia?». «Certo. Poi vi mettete d’accordo. Dovete andarla a vedere, vi do il numero». Non ci spiega che esistono anche strutture convenzionate. Forse l’assistente sociale sa già che l’accesso è difficile, se non impossibile. Comunque voglio sapere: «Ma non esistono posti convenzionati con la Asl?». Maria allarga gli occhi: «Ma sono gratis?». La madre ha la pensione minima, ancora deve fare la richiesta di accompagnamento. «No – risponde la dottoressa – gratis no. Ci sono, ma è difficile.
Andate a vedere la clinica che vi ho consigliato. Ora chiamo la direttrice, è una mia amica». La chiama, sembra ci sia la possibilità di uno sconto, 850-900 euro per noi, ma bisogna pagare sempre a inizio mese. Prendo il numero. Non c’è nemmeno un volantino esplicativo. Niente di niente. Maria non ha capito granché, tutto troppo veloce, dovrò rispiegarglielo. I termini del discorso sono solo economici. Mentre ce ne andiamo, l’altra assistente sociale presente al banco dello “smistamento vecchi”, fa una serie di chiamate per sistemare un anziano senza famiglia. Le sento dire a una clinica – che forse se lo terrà un mese – che poi, se campa, ma tanto non campa molto, lo può mandare in una casa di cura che lei conosce, basta aspettare che si facciano i documenti per la delega della pensione che per ora è bloccata lì, senza che nessuno la ritiri.
Nessun commento:
Posta un commento