“Le politiche per le strutture residenziali per gli anziani in Lombardia. Il punto di vista dello Spi Cgil” è il titolo di una ricerca sulle Residenze sanitarie assistite (Rsa) curata da Francesco Montemurro, dell' Ires Lucia Morosini Piemonte. L’indagine, presentata nel corso del convegno “RSA in Lombardia, si cambia. Quale futuro?”, promosso dal Sindacato Pensionati italiani Cgil Lombardia, si basa su questionari autocompilati dai responsabili di 190 Rsa sulle 642 presenti in Lombardia.
Molte le aree tematiche approfondite: personale, retribuzioni e forme contrattuali, servizi interni, relazioni tra RSA e territorio, partecipazione degli utenti e delle famiglie, governance, relazioni sindacali e trasparenza.
Il modello lombardo di assistenza continuativa (sistema a rete) è caratterizzato da alcuni elementi:
Le strutture residenziali di assistenza extra-ospedaliera e le altre strutture “intermedie” svolgono una funzione di raccordo tra gli ospedali e i servizi presenti nel territorio. Tuttavia le strutture residenziali non sembrano ancora in grado di ricoprire questo ruolo all’interno degli articolati sistemi di welfare regionale.
La programmazione socio-sanitaria si è focalizzata a lungo sull’offerta di servizi residenziali tradizionali quale prioritaria modalità di assistenza agli anziani. Di conseguenza, in Lombardia si riscontra un’elevata incidenza del numero delle residenze sanitarie assistenziali e della relativa utenza in rapporto al totale nazionale.
L’enfasi è posta: a) sulla libertà di scelta del cittadino utente, con la deregolazion dei precedenti sistemi di valutazione in capo all’Asl. L’ammissione alle RSA è stata affidata alla contrattazione privata tra l’utente/la sua famiglia ed il gestore, senza alcun intervento del servizio pubblico e senza che tale ammissione venisse collegata alla valutazione del bisogno; b) sulla riduzione della presenza pubblica nel settore socio-sanitario, con modifiche dell’assetto complessivo delle RSA e una maggior frammentazione delle strutture. Negli ultimi dieci anni la percentuale di strutture gestite da enti pubblici si è ridotta dal 59,1% all’11,5%, per effetto principalmente dei processi di trasformazione che hanno riguardato le vecchie Ipab. Di pari passo, l’incidenza delle residenze gestite dal privato non profit è raddoppiata (dal 35,7% al 72,2%), e una forte evoluzione ha interessato anche il privato for profit (dal 5,2 al 16,3%).
Tutti i soggetti, a prescindere dall’effettiva necessità di posti letto, possono realizzare strutture residenziali ed ottenere dall’Asl l’autorizzazione al funzionamento se rispettano i requisiti strutturali e gestionali previsti dalla normativa. La Regione ha la facoltà di procedere all’accreditamento di nuovi posti letto, in rapporto agli indici di fabbisogno declinati su base Asl e soprattutto alle risorse economiche disponibili.
La dinamica delle rette nel periodo 2008-2011 (confronto con il periodo pre-crisi) è stata caratterizzata da aumenti considerevoli degli importi medi richiesti alle famiglie: + 13,9% per la retta minima e + 8,7% per la retta massima. Nel 2011-2012 è avvenuta una forte accelerazione.
Criticità L’esame dei questionari ha messo in rilievo diverse aree problematiche, la prima delle quali riguarda il personale in organico nelle Rsa/Case di riposo, pari complessivamente a 8.140 unità. La maggior parte degli addetti rientra in qualifiche professionali di tipo generale, mentre le qualifiche professionali degli operatori socio-sanitari e degli assistenti sociali superano di poco il 4% del totale; inoltre, gli addetti inquadrati come infermieri professionali risultano pari solamente a 278 unità, cioè a 1,5 addetti per struttura.
Un’altra area critica riguarda la disponibilità di posti letto. Al momento della rilevazione circa il 40% dei responsabili di Rsa dichiara l’esistenza di liste di attesa, informazione che evidenzia come una parte importante della domanda sociale non venga soddisfatta immediatamente.
La quasi totalità delle strutture sono dotate di Carta di servizi, e l’84% dispone di un regolamento interno. Tuttavia tali documenti disciplinano soprattutto gli aspetti generali del funzionamento delle strutture (le tariffe ufficiali, le regole di base della vita in comunità, ecc.) , mentre le informazioni sui servizi aggiuntivi e sul loro prezzo (aspetto che spesso può determinare un forte aumento dei prezzi a carico dell’utente) sono disponibili solo nel 34% delle strutture. Inoltre, la governance delle aziende è poco chiara: solo il 34,4% delle Rsa dà conto agli utenti degli organismi rappresentativi. La quasi totalità delle strutture residenziali coinvolge i parenti degli ospiti nell’organizzazione delle principali attività, tuttavia i rientri in famiglia sono consentiti solo nel 40,7% delle RSA esaminate.
Le tendenze in atto Il mondo delle RSA si contraddistingue per una grande dinamicità e una forte presenza del for profit. L’analisi dei bilanci evidenzia che il settore risulta anticiclico rispetto all’andamento economico generale, con una continua crescita degli investimenti e dei fatturati dei principali operatori nonostante la crisi finanziaria internazionale. Sulla base dei piani industriali presentati sommariamente nei bilanci esaminati, si può ipotizzare che, nel breve-medio termine (2012-2015), questo processo di crescita sia destinato a proseguire ulteriormente.
Appare inoltre evidente come il mercato italiano sia attualmente oggetto di penetrazione da parte di operatori esteri, prevalentemente francesi.
Conclusioni La ricerca mette in luce alcuni punti nodali:
un aumento della fragilità dell’anziano, soprattutto per quanto riguarda la componente sociale (indebolimento delle reti d’aiuto e delle relazioni parentali)
le carenze insite nella programmazione socio-sanitaria a livello territoriale
il forte aumento dei costi Rsa per gli utenti e le loro famiglie, anche nella prospettiva normativa (Decreto Salva Italia) di modificazione dell’ISEE, con la conseguente applicazione sul nucleo familiare
la progressiva precarizzazione delle forme contrattuali di lavoro e l’insoddisfacente applicazione degli inquadramenti professionali.
Il nodo principale da sciogliere pare essere l’elevata frammentazione della rete d’offerta, assieme all’incremento della complessità assistenziale che le strutture residenziali sono chiamate a gestire. Tale frammentazione potrebbe essere contrastata con azioni mirate (regolazione regionale) capaci di favorire i processi di fusione, acquisizione o coordinamento tra aziende, allo scopo di sviluppare economie di scala.
(Fonte: lombardiasociale.it)
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