Con la nostra campagna sulle case di riposo abbiamo voluto rappresentare l’orrore per le vite private di senso, per le limitazioni alla libertà delle persone, per la violenza che ogni istituzione totale contiene, per le residenze lager che di tanto in tanto vengono alla luce in ogni regione d’Italia. La campagna si ispira al film horror che ha imperversato negli anni Settanta dal titolo Non aprite quella porta. Ma noi, al contrario, vogliamo spalancare tutte le porte affinché l’orrore venga alla luce, sia
conosciuto dalla pubblica opinione e gli anziani non vivano più isolati e maltrattati.
Nessuno di fronte all’orrore deve essere lasciato solo. Noi dello Spi amiamo le “vite di scarto”. Dello “scarto” ci prendiamo cura. E da questo amore, da questa volontà di prenderci cura facciamo scaturire piattaforme e apertura di vertenze sindacali. Per questo diciamo basta a nuovi posti letto nelle residenze. Sono già troppi, malgrado gli squilibri territoriali. Al primo posto delle nostre rivendicazioni conserviamo la forma domiciliare dell’assistenza. Al suo centro la persona con piena titolarità di diritti, alla quale vanno assicurati tutti i supporti utili e necessari a promuovere le sue
capacità e le sue abilità. Solo quando, e per validi motivi, la permanenza presso il proprio domicilio non è più possibile si può ricorrere a forme residenziali leggere: case famiglia, gruppi appartamento…
Molto utili i centri diurni perché alleviano la fatica delle famiglie e aiutano le persone a vivere meglio. Sono ancora troppo pochi nel nostro paese. Per quanto riguarda le residenze attualmente esistenti, nessuno di noi pensa di chiuderle. Pensiamo però a una loro conversione da avviare, per umanizzarle, renderle trasparenti, spalancare quelle porte alle comunità circostanti. Vogliamo immaginare strutture aperte e più dinamiche, anche per chi sta male.
Vogliamo farla finita con il bagno assistito fatto alle quattro di notte e con la nutrizione di una persona da completare nell’arco di dieci minuti, invece che del tempo necessario al rispetto e alla cura. E vogliamo lavorare a nuovi criteri di accreditamento, fondati sulla centralità della persona, su percorsi di cura finalizzati a riportarla a casa. Noi dello Spi siamo i primi a voler entrare nelle attuali strutture. Vogliamo radicarci al loro interno, portare dentro vita e interessi nuovi. Abbiamo bisogno di alleanze. La prima è con i lavoratori dipendenti.
Noi vogliamo bene a chi si cura dei nostri vecchi. Vogliamo che gli operatori delle residenze per anziani stiano bene, siano remunerati in modo giusto, siano formati e vogliamo capire assieme ai loro rappresentanti quale possa essere il modello migliore di organizzazione del lavoro da adottare perché la cura sia degna e non si limiti all’ossessione della sola prestazione. Poi lanciamo una sfida all’imprenditoria sana. Con essa vogliamo scommettere sulla possibilità di fornire servizi capaci di rispettare le persone e di riportarle a casa.
Celina Cesari, responsabile nazionale sanità, Spi Cgil
17.10.2012
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